Quante attrazioni nel bel mezzo del nulla, postcard serie, 30 pc, Atacama desert, Chile, 2020The project has been developed into La Wayaka Current residency program, Desert 23°S.


Quante attrazioni nel bel mezzo del nulla è una serie formata da 30 cartoline lavorate e stampate a mano. 
La storia si compone di micro-narrazioni sparpagliate, nel tentativo, ancor prima che di raccontare qualcosa, di creare una vicinanza.
L’opera affronta i temi del viaggio e del paesaggio desertico, rifacendosi all’immaginario comune della cartolina da vacanza: nella cartolina l’immagine trova una sua dimensione di consumo turistico e di affetto disimpegnato, dove tutto il peso dell’oggetto è concentrato nel gesto in sé.
La perdita di dettaglio è segno di una reale perdita nella trasmissione di un’esperienza.
Resta un paesaggio, resta un pensiero, resta un ponte connettivo tra due “altrove” e tra due persone.




Quante attrazioni nel bel mezzo del nulla - so many attractions in the middle of nowhere - is a 30 pieces postcard serie, entirely handmade.In their spreading a fragmentary story, the aim, rather than to tell something, is to provoke  proximity. The project faces the topic of the journey and the landscape, using the postcard as the common holiday image:  from the turistic consumerism to the disengaged love. The whole point of this object is focused on the gesture itself. The lose of details stays for the real loss when you try to transmit an experience.  What remains, though, is a care, is a connection between two “elsewhere”, between two human beings.

Non aspettare: osserva ogni giorno, manifesto on metal slab, 2 pc., 70x100 cm, Arona, Italy, 2019   The project has been developed into B.R.A.C.T. artistic residency, Arona.



Non aspettare osserva ogni giorno - coppia di manifesti che ritraggono una radice di topinambur con le sue inflorescenze, installata in un’aiuola di topinambur selvatici.
Ponendo a tema la crescita delle erbe spontanee all’interno del contesto urbano ed extra urbano, il progetto si focalizza sul potere  della conoscenza del proprio nutrimento e autosostentamento, basata sull’interazione tra persone e differenti culture e la trasmissione orale delle informazioni.
Qui l’intento del progetto: creare una gentile attenzione attorno a questo tema.




Non aspettare: osserva ogni giorno - a couple of posters portaraiting the Topinambur plant in a wild topinambur flowerbed.The project focuses on the wild edible herbs (weeds) that strongly grows all around and the power of the knowledge about our own nourishment and livelihood, based on the spontaneous interaction between people and cutures, and the oral trasmission of informations. 
A manifesto is nothing but a way to create a gentle attention around it.


Ciao, siamo umani strani, with Pietro Ballero, public installation, various sizes, San Lorenzo in campo, Italy, 2019 The project has been developed for Traffic, festival delle anime gentili.
Ciao, siamo umani strani nasce dal desiderio degli artisti di ragionare attorno al termine  créolité, e con esso di ripensare la relazione tra pubblico e privato, interno ed esterno, materializzando questi due termini complementari attraverso l’icona del domestico che i panni stesi rappresentano. I panni stesi oltre che un simbolo di quei problemi privati che nessuno vorrebbe venire alla luce, sono anche una sorta di installazione spontanea e popolare che è solita occupare lo spazio pubblico in modo creativo.
L’istallazione, pensata nell’ex lavatoio di San Lorenzo in Campo (PU), diventa il vociante accorpamento di mappe e storie differenti; essa infatti mostra sugli sgargianti tessuti di quello che potrebbe essere un comunissimo bucato, le planimetrie interne di case che gli artisti hanno raccolto durante un periodo di permanenza tra gli abitanti del luogo. Queste planimetrie non sono che il risultato di un lento tentativo di addentrarsi nel territorio da un punto di vista relazionale, emotivo ed intimo; il filo non-logico di un unico raduno di nuclei narrativi.



Ciao, siamo umani strani (Hello, we’re weird human beings) 
firstly comes from the artist’s desire of considerate what he term créolité means; to rethink the relationship between private and public, the inside and the outside, by materializing these two complementary terms into the very domestic icon which the hanging clothes represent. The hanging clothes are not just a symbol of those private issues that nobody wants to come to light, but also a spontaneus and lowly device able to occupy the public space in many creative ways.
The installation of colorful clothes, placed over an old public laudry, will become the claiming embodied map of different ad mixed stories, by showing drawn on them some house’s planimetryes that the artists will collect during a research period spent within the community. The planimetryes will be the result of a slow attempt to penetrate into the urban space from an emotional, relational and intimate point of view; the non-logic thread of a unic gathering of narrative cores.





Senza titolo manifesto, site specific installation and performance, various sizes, Venice, Italy, 2018. Site specific work for  1968/IUAV show.
L’opera si colloca all’interno della mostra 1968/IUAV, la quale ruota attorno al tema dell’occupazione degli spazi universitari.
Senza titolo manifesto è una serie di quattro striscioni, che flettono l’immaginario delle manifestazioni studentesche avvenute nel ‘68. L’opera considera la la consistenza leggera e semi-trasparente del tessuto come estensione utopica del possibile, che tacitamente occupa lo spazio attorno a sè e lo immerge in una nuvola di silenzio.
L’atto performativo del ricamo aggiunge uno strato di lento, basso, instancabile movimento, che dice nulla e reclama tutto.




Senza titolo manifesto is a serie of  banners, flexing the idea of  student demostration during the ‘68.  It considerates the white and soft consistency of the semi-transparent fabric as the extension of the possible and the utopic, that noiselessly occupies the space all around and creates a cloud of silence.
The performing act of the embroidery opens to a second layer of s-low, tireless movement saying nothing and claiming everything.




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